domenica 24 novembre 2013

Libro: "Né di Eva né di Adamo" di Amélie Nothomb


Titolo: Né di Eva né di Adamo
Autore: Amélie Nothomb
Traduttore: Monica Capuani
Casa editrice: Voland
Pubblicazione: 2008
Pagine: 160


Ho la fortuna di poter leggere in lingua originale questa sorprendente scrittrice belga, la cui scrittura riflette la sua doppia anima, europea e giapponese. Le sue storie, raccontate con una buona dose di autoironia e con uno stile assolutamente personale, sono il risultato di un vero melting pot: Amélie, figlia di un diplomatico belga, nasce a Kobe in Giappone dove vive fino all'età di cinque anni; passa l'adolescenza trasferendosi con la famiglia in varie parti del mondo: dopo il Giappone, si reca in Cina, poi negli USA e in Bangladesh. A diciassette anni, per la prima volta, mette piede in Belgio... ma ben presto decide di tornare a Tokyo.
Ovviamente una vita così particolare non può che segnare fortemente la sua formazione, sia come persona che come scrittore.
Né di Eva né di Adamo racconta il ritorno di Amélie nella terra natia, a ventun anni, dopo aver vissuto in Belgio (paese d'origine della famiglia) ed aver conseguito la laurea in filologia classica a Bruxelles.
Parallelamente alla ricerca di un lavoro (tema centrale in Stupore e tremori, romanzo del 1999, divertentissima autobiografia della sua giovinezza), la scrittrice racconta cosa ha significato essere la fidanzata di un giapponese DOC...
Arrivata a Tokyo, Amélie decide di offrirsi come insegnante di francese: pubblica un'inserzione cui risponde l'affascinante Rinri, che diventerà il suo ragazzo ma che si rivelerà troppo perfetto... una sorta di principe azzurro che esaspera la ragazza. Divertenti sono anche gli attriti che si generano per l'appartenere a culture differenti, sia in riferimento a cose quotidiane e semplici e sia a livello linguistico.
Ci sono vari riferimenti colti: si accenna a Mishima, Sartre, Stendhal, Kaiko Takeshi - quest'ultimo autore fornisce alla Nothomb il pretesto per parlare della rigidità del sistema educativo giapponese fin dalla più tenera età - si ascolta Liszt e si accenna a Nietzsche.
Il cibo ha un ruolo importante, fa riaffiorare i ricordi dell'infanzia trascorsa a Kobe, permette di recuperare il tempo perduto: una specie di magia culinaria.
Lo stile è quello tipico della scrittrice: arguto, diretto, comico e velenoso quando serve.

Bellissime e poetiche le pagine in cui Amélie descrive la natura (la pianta di cachi ricoperta dalla neve) e alcuni luoghi in particolare: "Fratello mio, io ti amo. La mia partenza non è un tradimento. Può capitare che la fuga sia un gesto d’amore. Per amare, ho bisogno della mia libertà. Parto per preservare la bellezza di quello che provo per te. Non cambiare"
Il "fratello" è il Monte Fuji e probabilmente anche lo stesso Rinri...


Giudizio finale: ottimo acquisto


Glò

2 commenti: