sabato 17 giugno 2017

Libro: "Streghe" di Grado Giovanni Merlo


Titolo: Streghe
Autore: Grado Giovanni Merlo
Edizione letta: il Mulino, collana Saggi, 2006 pagine 114


Questo agile saggio si basa sugli studi condotti su documenti conservati presso l'Archivio Storico del comune di Rifreddo, per un periodo che copre i mesi tra ottobre e dicembre 1495.
Si tratta di atti giudiziari a carico di donne della zona, accusate di stregoneria, inquisite e poi condannate. 
Le streghe negli atti stessi sono chiamate masche, secondo la tradizione locale.
Lo storico Merlo analizza le vicende per stabilire il modo di procedere dell'inquisitore e se, e in quale grado, vi fosse volontà di strumentalizzarle e a quale scopo.

Conosciamo, dallo studio compiuto sui documenti d'archivio, il nome dell'inquisitore, Vito dei Beggiami, che si occupò del procedimento contro nove donne di Rifreddo e Gambasca, zona occidentale d'Italia, nei pressi di Saluzzo.
Il primo passo compiuto dall'inquisitore è la proclamazione del tempus gratiae: tre giornate durante le quali chiunque fosse in possesso di informazioni o fosse coinvolto direttamente nell'eresia, doveva presentarsi e confessare, ottenendo l'assoluzione.
Scopo ultimo era, ovviamente, ottenere i nomi degli eretici e ricondurre questi all'ortodossia.
In questo caso particolare, Vito dei Beggiami, dopo accurate indagini, dichiara di avere a che fare con "parecchi casi di «eresia e apostasia», nella «moderna«» forma della stregoneria femminile."

Nell'Introduzione, Merlo avverte che la sua trattazione si basa su materiale d'archivio edito nel 2004 dalla Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, a cura di Rinaldo Comba e Angelo Nicolini, raccolto nel volume «Lucea talvolta la luna». I processi alle «masche» di Rifreddo e Gambasca del 1495.
SSSAA - Cuneo
Lo sguardo che ci viene offerto da questo saggio permette anche ai lettori non esperti di capire che non è possibile interpretare gli atti  in maniera letterale, perché essi stessi riflettono la volontà di modificare (trasfigurare o creare, scrive Merlo) la realtà da parte degli inquisitori.
Su quali elementi si fa dunque leva, per ottenere lo scopo prefissato? Sulla medesima "cultura religiosa, teologica e giuridica degli inquisitori in quanto chierici e giudici. Tale cultura contiene i paradigmi interpretativi della realtà, che viene "trasfigurata" o "creata", appunto, attraverso il linguaggio e le immagini di quella stessa cultura. Ne deriva un circolo terribilmente vizioso, quando non devastante".
Ecco di quali sottili armi si avvaleva l'indagine inquisitoria.

Vito dei Beggiami dagli atti risulta essere inquisitore per la Lombardia, la Marca genovese e il Piemonte, e appartenere all'Ordine dei frati predicatori del monastero di Savigliano: una personalità prestigiosa, quindi, che viene inviata, per nomina pontificia, a svolgere i suoi compiti in un'area piuttosto marginale. Proviamo a capirne le motivazioni.

Merlo illustra tre casi in altrettanti sottocapitoli: accennerò, per i soliti motivi di opportunità e tempistica da post, al solo processo contro Giovanna Motossa (e il demone Martino), vedova da quasi vent'anni di Benedetto Motosso di Rifreddo
Il processo può aver luogo in seguito alla denuncia - avvenuta il 4 ottobre 1495, giorno della proclamazione del tempus gratiae - fatta all'inquisitore da parte di undici persone, che confermano la pubblica voce secondo la quale la Motossa sarebbe una masca. Tra di esse, due, la madre della vittima e il cappellano del monastero di Rifreddo, l'accusano di aver provocato la morte di Maria, diciottenne inserviente presso l'abbazia, che l'avrebbe sorpresa a rubare erbe nell'orto.
Monastero femminile di S.Maria della Stella (sec. XII) - Rifreddo
Il primo interrogatorio è condotto a ridosso della fine del tempus gratiae: Vito dei Beggiami ottiene immediatamente la confessione da Giovanna, la quale si dichiara masca da circa diciotto anni, poco dopo la vedovanza che l'aveva resa povera e piena di debiti.
La donna racconta che, durante una notte angosciata, venne a lei un demone dall'aspetto di uomo che le promise beni e ricchezze e le consegnò un fiorino (mannaggia 😂). Si procede con il rituale di spregio della croce e rinnegamento della fede cristiana.
Martino, demone di età e statura "mediocri", voce roca, scuro in volto, vestito di nero, diventa il suo amante, signore e maestro.

Il demone (l'avrebbe conosciuta) carnalmente "a parte posteriori" senza alcun piacere per la donna "poiché il membro virile del demone era freddo come un pezzo di ghiaccio".

Da allora, ogni giovedì Martino fa visita speciale a Giovanna!
Che nessuno dica che la Storia è cosa noiosa! 😃

Ricomponiamoci e torniamo al processo: Giovanna confessa senza opporsi, dichiara di aver commesso malefici, sacrilegi e nefandezze, di aver indotto la figlia a diventare masca e subordinata del demone Martino, di aver ucciso Maria e di aver responsabilità nel'uccisione di quattro bambini che riposavano nel letto in mezzo ai genitori.
Altri particolari sembrano suggerire una linea di difesa della donna, ossia la costrizione, anche mediante violenza, a compiere il male per volere del suo maestro.
Die drei Hexen, Johann Heinrich Füssli (1783) - Wikipedia
All'inizio del dicembre 1495 le imputate sono ritenute colpevoli per eresia, apostasia e mascaria e sono affidate al braccio secolare, così come ratificato, rispetto all'operato dell'inquisitore Vito dei Beggiami, dai due rappresentati del potere civile ed ecclesiastico per la zona.
Dominus iusdicens della signoria locale, cioè colui al quale spettava l'attuazione dell'esecuzione delle pene, era Margherita di Manton, guarda caso anche badessa del monastero di Rifreddo e Gambasca.

Per tentare una comprensione circa le motivazioni dei procedimenti contro le masche della zona in questione, Merlo indaga sui legami tra l'inquisitore e la badessa, quasi sicuramente la prima responsabile della richiesta di intervento.
Bisogna sottolineare che l'ente monastico aveva potere giudiziario e coercitivo per il territorio della signoria, per cui l'inquisitore mai avrebbe potuto esercitare il suo ufficio senza il consenso della badessa stessa.
Avendo tale l'appoggio, Vito dei Beggiami è sempre supportato, in ciascuna azione processuale, da personaggi illustri e di potere, ovvero funzionari e anche parenti di Margherita.

Ciò che è interessante sottolineare è come, verso la fine del XV secolo, apostasia, eresia e mascaria diventino un indistinto, funzionale alla necessità di autolegittimazione dell'istituzione locale dominante (in questo caso ecclesiastica, ma anche civile in altri contesti), fornendo ad essa un sostrato "della diversità minacciosa". Un modo, in definitiva, di controllare non solo le anime dei propri fedeli e sudditi.

Non svelo ora ulteriori dettagli sul caso della masca Motossa, chiaramente la direzione è quella della costruzione di una realtà metareale che possa trasformare un fatto tragico in una pratica malefica, e, a seguito della confessione iniziale che chiama in causa altre masche, portare alla condanna di tutte le donne implicate.

Fare leva sulla paura, sul male, sulle superstizioni locali, determina la possibilità di controllare un intero territorio, soprattutto quando ci si erge a difensori contro il Male.
Utilizzare la paura durante i processi inquisitoriali, su persone che per prime credevano alla mascaria e al demonio, è giocoforza modificare la realtà, costruire quella metarealtà cui si accennava sopra. Facile far confessare riti antropofagi, sabba, accoppiamenti con i demoni in una situazione portata all'estremo.

Il mondo delle ombre e dei fantasmi abbandonava il piano favolistico per diventare narrazione e testimonianza scritta in atti giudiziari. Le ombre e i fantasmi erano anche dell'inquisitore, ma per lui avevano un significato completamente diverso. Non erano elementi di una cultura folklorica e popolare (che l'inquisitore condivideva), erano espressioni del "crimine di eresia e apostasia" che compivano le masche.

Giudizio finale: il mio tesssoro

Glò

12 commenti:

  1. A parte Troisi e Benigni favolosi 😂, devo dirti che quello dell'Inquisizione è uno dei periodi storici che mi piacerebbe approfondire. Se c'è una cosa della Chiesa che ho sempre trovato assurdo sono i Tribunali dell'Inquisizione, i processi a carico di donne giudicate "streghe" o di uomini considerati eretici e condannati a torture e morte. Io da cristiana cattolica praticante provo un profondo sconcerto per una pratica tanto orribile. Costringere queste persone a confessare riti di ogni tipo per trovare la legittimazione ad agire contro di esse...Poi, spesso, erano le persone della stessa famiglia a denunciare certi comportamenti. Che epoca buia della storia.
    Posso chiederti come ti sei trovata a leggere un saggio che parla di tale argomento?

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    1. Un fiorino!!! XD
      Premetto che ho una base di studi storici, per mio interesse continuo a leggere (di quando in quando) saggistica soprattutto relativa al periodo medievale.
      La questione che tu sollevi, vista in un'ottica più ampia, in verità ha motivazione e spiegazione assai lineari: la Chiesa è un'Istituzione, ha poteri, ne aveva soprattutto allora, gestiva direttamente giustizia, diplomazia, politica... Questo implica la necessità di "controllo" che sappiamo come possa essere conseguito.
      Ci sono tanti aspetti interessanti e magari sottovalutati che permettono un comprensione di determinate pratiche/decisioni che ci appaiono (e sono) terribili.
      Oggi abbiamo altre forme di controllo, si dà la caccia alle in altri modi.
      Penso sarebbe interessante - in futuro - chiacchierare delle eresie... ;)

      Grazie mille Marina!!! ^_^

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  2. Un argomento interessante. In molte civiltà la figura della strega è ancora presente e più che accettata.

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    1. Ciao Marco! Immagino che anche grazie ai tuoi viaggi tu abbia una visuale piuttosto ricca e ampia sulla percezione della stregoneria nel nostro tempo *__* Sono argomenti affascinanti, che permettono di comprendere meglio, sia allora sia oggi, la mentalità e le dinamiche socio-culturali.
      Grazie mille! ^^

      Un P.S. per chi passerà: Marco ha un blog interessante e pure un sito in cui racconta i suoi viaggi, anche attraverso percorsi fotografici, vi invito a curiosare!
      http://www.marcocavallini.it/

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  3. Caspita, che eloquio! :O
    I processi alle streghe li conosco più che altro attraverso il cinema. Una costante di tutti i film , che mi ha sempre sorpreso, è la facilità con cui le persone si prestavano ad accusare e avallare accuse...

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    1. In verità, come si evince anche dal saggio che presenta molti stralci dai documenti d'archivio, è piuttosto facile esercitare un controllo coercitivo su persone impaurite, spaventate e agendo su di un immaginario condiviso. In questi casi, alle tematiche classiche del Male vs Chiesa, si aggiungono le credenze locali, quelle che fanno anche l'identità di un territorio: la presa sulle persone è dunque pressoché totale. Le voci, il "si dice", la base comune del credo religioso, le paure legate al "maligno"...

      Ti ha sorpreso l'eloquio riferito allo stralcio del rendez-vous settimanale col demonio? XD Ci sono parti abbastanza crude nelle confessioni di queste povere vittime...

      Grazie mille! ^^

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    2. Ma no, mi riferivo alla raffinatezza del tuo eloquio!

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    3. :O Grazie infinitamente! *__* Contentissima e anche un po'/parecchio imbarazzata!

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  4. Curioso, mi ricorda la mia infanzia, essendo io di un paesino vicino a Saluzzo e cresciuta nelle zone di Cuneo ero abituata ad andare nei "ciabot d'le masche'' a cacciare mostri o aspettare le streghe e i fantasmi con i miei compagni di giochi :)

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    1. Ciao Anna! Immagino che a livello locale la mascaria sia un elemento presente, e meno male in modo diverso XD, e radicato! Leggevo che ci sono varie manifestazioni ed eventi, giustamente, perché tradizioni e folklore vanno preservati e fatti conoscere.
      Si era occupato delle masche anche Nick [http://wwwwelcometonocturnia.blogspot.it/2015/05/la-leggenda-delle-masche-primi-dati.html], e in quel post citava un approfondimento di Pat inerente: consiglio a te e a chi fosse interessato di curiosare ;)
      Poco tempo fa ho letto Masche di Fabrizio Borgio, un autore che apprezziamo in parecchi - anche tra i blogger amici - che ha riutilizzato il materiale "antico" per un'indagine compiuta ai giorni nostri dal suo mitico personaggio, Stefano Drago!

      Grazie mille e buon pomeriggio ^_^

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  5. Il mio fanatismo su questi argomenti spesso supera qualsiasi mia curiosità in un tempo passato soprattutto, tanto da fare anche qualche vacanza trascinando il povero mio partner che non era poi tanto entusiasta anche nei castelli dove si consumavano questi misfatti e processi, come nell'alto Adige, zona dell'alpe di Siusi.
    Lo leggerò con piacere sono sicurissima.
    Grazie Glo', sempre mia fedele maestra.
    Un bacio speciale

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    1. Sei una vera appassionata, allora! :O
      Questo libro è piacevole e breve, Merlo riesce a "parlare" anche ai non specialisti, anche le parti tratte dai documenti d'archivio sono ben inserite in un contesto assolutamente discorsivo ;)

      Grazie a te Nella, sei un tesoro come sempre <3

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